25 aprile 1945: torniamo a manifestare per quei diritti

Pubblicato il 25 aprile 2007 da   ·   Nessun commento

di Salvatore Luchetta

Quel 25 Aprile di tanti anni fa, i partigiani liberarono l’Italia dal fascismo.

Guardiamoci bene intorno oggi, sono ancora molte le cose da salvare e cambiare.

Dal nord al sud Italia abbiamo perso lo spirito di lottare per i nostri diritti, forse non è un caso che la festa della liberazione susciti poco entusiasmo, evidentemente ci rendiamo conto che abbiamo tradito quelle persone che con la loro vita ci hanno regalato la libertà.

I media e la metà dei giornali in tutto questo tempo non hanno fatto altro che ricordarci il nostro debito nei confronti degli Stati Uniti per averci salvato dal nazi-fascismo, non si può continuare a ferire l’orgoglio di chi allora c’era ed ha visto arrivare i soccorsi americani alla fine di quei sanguinosi giorni. Bisogna dirlo chiaro e forte l’Italia è stata liberata dal fascismo grazie alla resistenza e ai partigiani!

La costituzione prese vita da quelle esperienze di lotta.

Attraverso quei principi si volle sottolineare l’importanza del lavoro fondando la nostra nazione proprio su di esso, si volle ripudiare la guerra per non vedere più offesa la libertà del popolo. Molti altri valori potrebbero essere citati ma bastano questi per capire che dal giorno della liberazione 25 Aprile 1945 ad oggi 25 Aprile 2007, quei valori sono stati calpestati più volte.

Il lavoro, bene primario per il quale si sono battuti i nostri padri negli anni 60-70, oggi non conta più nulla. Siamo in una condizione di precarietà perenne eppure non si scende più in piazza.

I sindacati vorrebbero siglare accordi da far accapponare la pelle sul TFR e sulle pensioni, la flessibilità del lavoro non permette ai giovani di farsi versare con continuità i contributi di cui hanno bisogno per le loro pensioni future che saranno così misere, da non consentirgli di comprare neanche il pane nel vero senso della parola visto l’andamento dei prezzi.

“Povera patria schiacciata dagli abusi del potere” canta Battiato, questa frase si adatta benissimo all’Italia del 2007.

Per qualche piccolo aumento di tasse ai redditi alti, si è levata la voce di Confindustria contro il governo rosso di Prodi: ma quale governo rosso! Con il trattamento di fine rapporto che purtroppo qualche lavoratore ingenuo deciderà di lasciare in azienda i vari imprenditori italiani guadagneranno così tanto che a confronto le tasse di Prodi gli sembreranno noccioline. Ci hanno costretto a lavorare in modo flessibile “perché lo richiede il mercato”, risultato falsi in bilancio fallimento e licenziamento del lavoratore; senza alcuna condanna per il trasgressore.

L’alienazione della catena di montaggio è niente, se paragonata all’insicurezza che rappresenta il mondo del lavoro oggi.

Un giovane lavoratore del call center o un operaio o un ricercatore universitario, non riuscirà mai a fare una famiglia e a permettersi una casa se non è assunto a tempo indeterminato e soprattutto se non viene retribuito in base all’andamento dei prezzi.

Nel sud, la mafia continua a fare affari attraverso il racket, sulla pelle di onesti lavoratori e con il silenzio assoluto di istituzioni e partiti politici.

L’articolo 11 della nostra Costituzione afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”; anche questo principio è stato violato. La guerra fu uno degli orrori che attraverso la costituzione i patrioti volleroevitare per sempre. In barba a quei valori, succede che l’Italia ha affrontato molte guerre seguendo l’alleato americano nelle più catastrofiche avventure militari, memore del falso debito contratto nei loro confronti nei giorni della liberazione.

Abbiamo partecipato alla guerra nei Balcani facendo finta di alleviare i dolori di quelle popolazioni con la missione “Arcobaleno”. La verità è che in quella occasione i nostri militari usarono proiettili all’uranio impoverito e le conseguenze si sentono ancora oggi con i vari casi di tumore che ha colpito chi partecipò a quella missione.

Nonostante le proteste del popolo della pace, abbiamo partecipato alla guerra in Iraq, per “portare la democrazia” ci hanno detto. Il risultato di quella guerra è un Iraq diviso nelle varie fazioni religiose che si combattono fra loro e l’aumento del terrorismo che prima in quel paese era totalmente assente.

La guerra in Afghanistan è stata un’altra catastrofe di chi spera di combattere il terrorismo con le armi ed invece non fa che aumentarne il potere. La conferenza di pace proposta dal ministro D’Alema, è un vano tentativo per fermare l’alleato americano ma senza l’appoggio dell’intera Europa non si va da nessuna parte.

E’ arrivato il momento di tornare a manifestare il nostro pensiero e di ribellarci prima che sia troppo tardi. Traiamo spunto e ispirazione da chi lottò contro l’oppressore fascista in difesa di diritti che purtroppo vengono messi di nuovo in discussione.

Riflettiamo in questi giorni, sia del 25 aprile che del 1° maggio, importantissimi per l’Italia e torniamo a salvare e cambiare la storia!

“La storia siamo noi nessuno si senta escluso” (Francesco De Gregori)

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