Ammazzato il territorio

Pubblicato il 13 ottobre 2009 da   ·   4 Commento

Capitale, ‘ndrangheta e assenteismo politico sul banco degli imputatiterra morta

Le cause della catastrofe ambientale che ha colpito la provincia di Crotone possono essere analizzate attraverso alcuni semplici dati: il territorio di Crotone ha una popolazione di 173.351 abitanti su una superficie di 1716 Km quadrati; tra tutte le Province del sud quella di Crotone ha la percentuale più alta di emigrazione giovanile.
Sulla provincia di Crotone sono state attivate 4 discariche: la discarica di Columbra che può accogliere annualmente 250.000 tonnellate di rifiuti (da sola è sufficiente per l’intera provincia di Crotone ma si fa carico anche dei rifiuti della provincia di Cosenza), la discarica comunale per rifiuti solidi urbani in località Tufolo, la discarica per rifiuti speciali e il depuratore del Nucleo Industriale, l’impianto di termodistruzione per rifiuti ospedalieri in località Passovecchio della società Salvaguardia Ambientale autorizzato a smaltire rifiuti speciali ospedalieri di tutte le Regioni meridionali. Inoltre, si stima che siano almeno una decina le discariche illegali.

Confrontiamo i dati della provincia di Crotone con quelli di una provincia di simili dimensioni. Ad esempio, Lucca in Toscana. La provincia di Lucca ha una popolazione di 389.731 abitanti su una superficie di 1773 Km quadrati; sul territorio di Lucca vengono prodotti ogni anno 300.000 tonnellate di rifiuti: di questi, solo 140.000 vengono smaltiti in 2 discariche nei territori della Versilia, il resto (più della metà) viene smaltito con la raccolta differenziata.

Da questi dati si deducono con molta facilità 2 aspetti significativi:

1) sul territorio di Crotone e su tutta la Calabria non esiste alcun tipo di raccolta differenziata, nonostante il piano regionale dei rifiuti relativo al 2002 su tale argomento prevedesse un ampio programma;

2) l’aspetto di cui sopra fa sì che in Calabria si viva una condizione di perenne emergenza ambientale, causando il commissariamento regionale in materia di rifiuti.

In questo clima già pesante così è arrivata come una pietra tombale l’inchiesta giudiziaria denominata “Black mountain” coordinata dal p.m. Pierpaolo Bruni. L’inchiesta porta a galla una delle peggiori storie sull’inquinamento della nostra Repubblica: l’industria Pertusola Sud di proprietà dell’ENI avrebbe smaltito illecitamente del ‘cubilot‘, rifiuto industriale altamente nocivo composto da un mix di metalli pesanti quali zinco, cadmio, arsenico. Il cubilot era stato classificato rifiuto pericoloso ma il ministero dell’ambiente retto nel 1998 da Ronchi lo ha declassato favorendone il suo smaltimento. Si è aperto così un circolo vizioso che ha attivato lo smaltimento di circa 400.000 tonnellate di cubilot attraverso il suo utilizzo al posto del calcestruzzo nella costruzione di varie opere pubbliche come scuole, strade e banchine, tutto questo con l’appoggio della ‘ndrangheta, delle industrie locali e con il silenzio assenso della politica.
La salute di molti bambini e studenti è stata compromessa, un’intera popolazione ha vissuto a diretto contatto con metalli pesanti.
Le reazioni del mondo politico sono intrise di ipocrisia, tutti urlano allo scandalo, chiedono il monitoraggio sullo stato di salute della popolazione, improvvisamente sono contrari a qualsiasi tipo di discarica sul territorio di Crotone ma la spiegazione è subito trovata: infatti, ad aprile ci saranno le elezioni regionali ed ogni politico ha pensato bene di tornare dopo una lunga assenza dalla parte del cittadino.

Quei rifiuti pericolosi però vanno messi da qualche parte, così il commissario ai rifiuti Goffredo Sottile gli trova la solita sistemazione, ovvero una nuova discarica da attivare in località Giammiglione tra i Comuni di Scandale e Crotone. Località Giammiglione, quindi, da zona destinata ad agricoltura com’era ben specificato nel piano regolatore, viene divisa in due parti: un sito per la discarica dei rifiuti tossici provenienti dalla Pertusola, un altro sito per una discarica di rifiuti normali concessa alla Veolia, azienda francese già da molto tempo presente sulla scena dei rifiuti calabresi.

Ma chi gestirà i rifiuti pericolosi di Pertusola? E chi se non la Syndial, azienda di proprietà della stessa ENI ?! Si badi bene: in condizioni normali sarebbe semplice prassi per l’industria che produce determinati rifiuti essere anche la stessa ad avere poi l’onere di smaltirli, ma dopo la catastrofe ambientale che è stata provocata, ENI dovrebbe portare rispetto alla popolazione iniziando a smaltire quei rifiuti altrove e risarcendo adeguatamente il territorio.

A questo punto bisogna ricordare a tutti una grande verità, cioè che da almeno sessant’anni il territorio di Crotone è vittima di un capitalismo selvaggio che come un parassita lo ha dissanguato, privandolo delle sue più sane tradizioni; la ‘ndrangheta ne ha tratto enormi benefici portando avanti indisturbata i suoi affari tra i quali il cemento e ciò che ruota intorno ad esso rappresenta la maggiore fonte di guadagno. La politica ha giocato un ruolo ancora più preoccupante facendo da semplice intermediaria tra capitale e ‘ndrangheta.

albero mortoC’è da chiedersi cosa resta: resta un territorio inquinato, un territorio che ha barattato le sue principali fonti di guadagno quali l’agricoltura, la pesca e quanto altro ancora offre la natura in cambio di un falso progresso; resta una popolazione in pessime condizioni di salute fin dalle sue prime generazioni; resta un movimento come quello di “Terra, aria, acqua e libertà” inascoltato ma che aveva chiesto molto tempo prima dei fatti di Pertusola il monitoraggio sanitario della popolazione denunciando quali loschi traffici avvenissero sulla pelle dei cittadini.

Alla manifestazione di sabato 3 ottobre a Crotone c’è stata una straordinaria partecipazione popolare che ha messo in mostra la propria rabbia nei confronti dei rappresentanti politici, c’è da sperare che si prenda davvero coscienza affinché gli errori del passato non vengano più commessi.

La vicenda delle navi a perdere che hanno riversato rifiuti radioattivi al largo delle coste calabresi contribuisce a rendere la situazione più lugubre di quanto già non lo sia. Infatti, se è vero che i servizi segreti dei paesi ricchi prendono accordi con i governi del terzo mondo per lo smaltimento a basso costo dei rifiuti delle proprie industrie, se ne potrebbe dedurre che la Calabria viene considerata paese da terzo mondo e la ‘ndrangheta sia paragonabile ai governi fantocci che offrono il lascia passare per tali malefatte.
Forse questa è un’altra storia o forse no, molto probabilmente è uno dei tanti misteri italiani che trascina con sé alcuni morti che chiedono giustizia, come la giornalista Ilaria Alpi ed il suo cameraman Miran Hrovatin o come il capitano di marina Natale De Grazia.

A volte mi lascio trasportare da un lucido catastrofismo e penso: “ e se ormai nel nostro territorio si è raggiunto il punto di non ritorno? Se quello che ritenevamo salvabile non è più salvabile? Beh se questo fosse vero allora non avrebbe senso ritornare, forse sarebbe meglio adottare un’altra soluzione ad esempio lanciare un appello a tutti i fratelli del terzo mondo perché abbandonino i posti in cui sono nati e vissuti e vengano a rivendicare insieme a noi il diritto ad una vita dignitosa, nelle città industrializzate, là dove ha sede il capitale, così facendo lasceremo quei territori inquinati ai vari governi fantocci, ai boss mafiosi e a qualche politico corrotto. Le periferie si svuoterebbero e le città diventerebbero posti super affollati e invivibili; questo forse potrebbe essere il prezzo giusto da far pagare a chi ha sempre messo il profitto sopra ogni cosa.”
Poi esco dal delirio e provo di nuovo a ragionare: “ma no… c’è ancora tempo per salvare il salvabile, se ritorniamo in massa sul nostro territorio possiamo cambiare davvero lo stato attuale delle cose”.
L’unico problema è che non capisco mai quale sia il confine tra delirio e ragione… e la realtà delle cose mi sembra aver preso già la direzione del delirio.

Salvatore Luchetta

Fonti articolo: Wikipedia, il manifesto, il Fatto Quotidiano, il Crotonese di ottobre 2009

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Commenti (4)
  1. acaro scrive:

    Salvatò! Uno dei tuoi migliori articoli di sempre!

  2. fbroc scrive:

    grande salvatore ottimo articolo….
    che dire in piu?!?! : LA LOTTA CONTINUA!!!!!

  3. acaro scrive:

    “Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia,
    che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita
    che ci porta sulle strade della gente che sa amare”
    (Area)

  4. marcofuck scrive:

    Complimenti Vicepresidente, uno degli articoli migliori di tutta la storia di ControinformArci, incisivo e frutto di un lavoro di ricerca. Bello bello bello.


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