COCA-COLA: il boicottaggio funziona

Pubblicato il 2 giugno 2008 da   ·   Nessun commento

Dopo aver fatto luce sulla Walt Disney Company,sulla Red Bull, ora, ControinformArci non poteva non fare “scalo” su ciò che riguarda la Coca-Cola, la “mitica” bevanda più bevuta al mondo.

Di Salvatore Locanto e Fabio Bernardi

Facendo un piccolo copia-incolla, riportiamo all’attenzione di tutti alcuni dei comportamenti etici avuti dalla coca-cola company:

In India, ad esempio, è dovuto intervenire direttamente il Tribunale dello stato del Kerala per ordinare a un impianto di imbottigliamento della Coca Cola di fermare l’estrazione di acqua dalla falda acquifera locale. I governi locali infatti accusano l’impianto di sovrasfruttare le risorse idriche della zona estraendo circa 1.5 milioni di litri di acqua al giorno, causando la riduzione delle risorse idriche disponibili nell’intera area. Qui l’atteggiamento della multinazionale delle bollicine è meno accondiscendente che nei paesi del Nord del mondo ed è decisa a non rinunciare a una sola goccia d’acqua.

Ma in fondo questo è niente se prendiamo in considerazione che cosa c’è dentro le bottigliette. La Commissione di inchiesta del Parlamento Federale indiano ha stabilito che le bevande gasate commercializzate dalla Coca Cola -e dall’antagonista di profitto Pepsi- contengono residui di pesticidi anche 100 volte superiori ai limiti ammessi, ad esempio, nell’Unione Europea. La Commissione di inchiesta del Parlamento Federale non ha alcun potere sanzionatorio e non può imporne il ritiro dal mercato indiano. Anche in questo caso la Coca Cola non ha avuto un atteggiamento conciliante, rifiutando di ammettere le proprie responsabilità e continuando a mettere sul mercato indiano bottigliette e lattine velenose.

Ma in fondo questo è niente se pensiamo alle accuse rivolte alla Coca Cola per il suo comportamento in Colombia. In questo caso le denunce sono pesantissime: l’assassinio di decine di sindacalisti negli ultimi dieci anni, la morte di nove lavoratori colombiani, l’allontanamento del 60% degli associati al sindacato, un clima di intimidazione costruito attraverso minacce di morte, attentati contro le sedi sindacali, montature giudiziarie. Tutto ciò per potere pagare stipendi da 80 euro mensili, contro i 400 che devono essere dati a chi ha una tessera sindacale. La Coca Cola si è sempre difesa affermando di non avere nulla a che fare con questi fatti.

Una Commissione di Inchiesta statunitense e concepita per verificare che la Coca Cola sia rispettosa delle norme di buon comportamento cittadino non solo negli Stati Uniti ma anche a nel mercato mondiale ha, nel gennaio di quest’anno, affermato che: “I nostri risultati preliminari segnalano una tendenza negativa: gli attivisti del sindacato sono stati perseguitati, torturati e in alcuni casi uccisi per l’esercizio dei diritti umani riconosciuti internazionalmente. La correlazione tra il profitto e la violazione dei diritti umani in Colombia è profonda, molto profonda ed esige spiegazioni”.
In attesa che giungano le spiegazioni richieste e che questa multinazionale sveli qualche segreto forse è meglio smettere di bere Coca Cola o Fanta, Sprite, Nestea, Kinley, Beverly, Powerade, Ice Lemon e quant’altro. Il motivo lo lascio scegliere a voi.

Fonte: L’idea Vegetariana – aprile 2004

COLOMBIA, COCA-COLA COSTRETTA ALLA TRATTATIVA CON IL SINALTRAINAL PER FERMARE IL BOICOTTAGGIO.

ROMA, 22 SET 06 – Dopo 3 anni e 2 mesi di boicottaggio internazionale, la Coca-Cola Company accetta di trattare con Sinaltrainal, il sindacato colombiano che l’ha accusata di essere responsabile in Colombia di una feroce strategia antisindacale, attuata con la complicità degli squadroni della morte dei paramilitari e che ha portato dal 1990 ad oggi all’assassinio di 8 sindacalisti e a 179 gravi violazioni dei diritti umani.

‘In questi giorni – afferma la REBOC – è in corso a New York una serrata trattativa tra Coca-Cola e Sinaltrainal, che ha già portato alla firma di un pre-accordo, secondo quanto riportato dal comunicato del sindacato colombiano’.

Il pre-accordo contiene la strategia generale per risolvere l’annosa disputa e afferma che le trattative riguardano:
1) una politica generale sui diritti nei luoghi di lavoro della The Coca-Cola Company, non solo in Colombia ma in tutto il mondo;
2) un metodo per il risarcimento proporzionale dei sindacalisti e dei loro familiari che dal 1990 ad oggi hanno subito violazioni dei diritti umani e sindacali;
3) un accordo generale per la creazione di un procedimento che consenta alla Coca-Cola e alla ONG statunitense International Labor Rights Fund di trattare le questioni relative al rispetto dei diritti sindacali che dovessero presentarsi all’interno del Coca-Cola System.

Commentando la notizia, la REBOC dichiara: ‘Quando nel Luglio del 2003 abbiamo iniziato questa campagna di boicottaggio in pochi ci credevano, e invece stiamo dimostrando ancora una volta che la solidarietà internazionale tra lavoratori e consumatori critici può battere anche un gigante come Coca-Cola e dare un contributo essenziale per la globalizzazione dei diritti. Da parte nostra siamo pronti a fermare il boicottaggio se e quando si arriverà ad un accordo di dettaglio soddisfacente’.

Oggi a Roma si è tenuta anche la riunione del Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia*, che si appresta a inviare una commissione d’inchiesta nel paese. Le sigle FIM-CISL, Confederazione COBAS, ARCI e Centro Nuovo Modello di Sviluppo che hanno partecipato all’incontro dichiarano: ‘Si tratta di un importante passo avanti. Vigileremo sul prosieguo delle trattative per garantire che sui colloqui non pesi il clima di pesante intimidazione e le ripetute e costanti violazioni dei diritti umani a cui fino ad oggi è stato sottoposto il Sinaltrainal. Rimaniamo pronti a partire per la Colombia in qualsiasi momento per dare il nostro contributo al processo di verità e giustizia’. E’ invece previsto oggi un incontro al Campidoglio tra Comune di Roma, Regione Lazio e Coca-Cola Italia per dare seguito all’impegno preso a Novembre 2005 di consentire l’inchiesta negli impianti colombiani.

* Hanno finora aderito al Comitato Verità e Giustizia su Coca-Cola in Colombia: Vittorio Agnoletto, Luisa Morgantini, Federazione dei Verdi, Giovanni Russo Spena, Rina Gagliardi, Francesco Martone, Grazia Francescato, Massimiliano Smeriglio, Luigi Malabarba, Pietro Folena, Alessandra Tibaldi, Nando Simeone, Adriana Spera, Sandro Medici, Andrea Catarci, Gianluca Peciola, FIM-CISL, FIOM-CGIL, CONF. COBAS, Rete Boicottaggio Coca-Cola, Alex Zanotelli, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Associazione Libera, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Fair Coop, ARCI, A Sud onlus, Pax Christi, Coordinamento Lombardo Nord-Sud del Mondo, Rete Italiana Boicottaggio Nestlé Redazione Terre Libere.org

Ci pare che queste vicende testimonino l’importanza della rivendicazione dei diritti umani, soprattutto in quei luoghi dove essi sono continuamente violati. Ciò ci ricorda che essi vanno perseguiti anche nel nostro Paese, nella nostra vecchia Europa, dove i diritti “sembrano” ormai una conquista consolidata. Ci spinge a pensare e ad agire verso livelli maggiori di giustizia, a partecipare verso la costruzione di una libertà condivisa attraverso la conoscenza, combattendo l’ignoranza e l’indifferenza. Il boicottaggio funziona.

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