di Salvatore Luchetta
Simona è una ragazza rumena di ventitré anni, venuta in Italia per curiosità circa due anni
fa e che ha deciso di trattenersi qui per un lungo periodo.
La sua non è una storia molto turbolenta ma, in ogni caso, il suo racconto è testimonianza di un Paese che spera di ottenere con l’ingresso nell’Unione Europea un futuro prospero e generoso. Futuro che per troppo tempo è stato bloccato dal comunismo ottuso e dittatoriale di Ceaucescu.
Quando le chiedo della sua famiglia, domandandole se fosse rimasta in Romania, subito mi corregge dicendo che molti dei suoi familiari, fra cui anche la madre, sono stati e sono tuttora in Italia.
Simona, in Romania, studiava matematica ed informatica all’università ma, un po’ per l’amore verso un ragazzo italiano, un po’ per l’attrazione che il bel Paese ha esercitato su di lei fin da piccola, ha mollato tutto ed è venuta a Firenze.
DOMANDA – Simona cosa ha spinto e spinge ancora la tua gente, specialmente giovane, ad emigrare?
RISPOSTA – Sicuramente la maggior parte delle persone parte per lavoro. In Romania c’è molta disoccupazione, i lavori non sono ben retribuiti; pensa che fare l’insegnante in una scuola rende più o meno centocinquanta euro al mese: un’assurdità considerando che il costo della vita non è poi così diverso dall’Italia.
Anch’io ho dovuto risolvere i grandi problemi che la condizione di immigrata pone in Italia, nonostante fossi venuta per curiosità e per amore, si può dire da turista. E già: perché così bisogna dichiarare alla dogana, cioè che si fa un bel viaggetto. Non solo, bisogna anche dimostrare che si possiedono dei soldi da spendere nel paese che si va a visitare, perché non c’è turista che si rispetti se non ha il portafoglio pieno.
D – Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare nel nostro paese?
R – Soprattutto trovare un lavoro che non fosse in nero e che quindi mi offrisse la possibilità di regolarizzare la mia condizione di immigrata. Infatti, se non si trova un’occupazione con tutte le carte in regola, si diventa clandestini, dei fantasmi agli occhi delle istituzioni e dei diritti che il Paese in cui ti trovi concede. Questa è una situazione dalla quale è molto difficile uscire. In Italia la maggior parte dei lavori è in nero, inoltre i datori di lavoro non vogliono assumere degli immigrati, perché poi bisogna tornare nel paese d’origine per fare tutti i documenti; e chi è quella persona capace di conservarti il posto per quando tornerai? E’ un cane che si morde la coda.
D – Come hai risolto il problema della clandestinità?
R – Un po’ per amore un po’ per convenienza, non riuscendo a trovare un lavoro, mi sono sposata.
D – (Simona è una ragazza giovane, molto bella, con un ragazzo che lei sicuramente ama, forse però come tante altre donne avrebbe preferito convivere. Invece oltre a non trovare lavoro è stata costretta a sposarsi per poter diventare cittadina di questo nostro paese. Simona, pertanto, come molte altre che vivono la sua condizione, è costretta ad utilizzare il sacro vincolo del matrimonio per uscire dalla clandestinità ed eventualmente poter lavorare. Altro che il lavoro nobilita l’uomo!!)
Gli italiani che hai conosciuto come ti hanno accolta?
R – Le persone che mi circondano, mi hanno trattato e mi trattano normalmente. Forse qualcuno è un pò superficiale: sentendo che ero rumena, ha pensato che fossi una ragazza facile, cadendo nel brutto luogo comune che vede le donne dell’est come delle prostitute, preda del turismo sessuale. Da noi la donna è poco considerata e la povertà costringe molte ragazze a prostituirsi.
D – In Italia cosa fai ora? E soprattutto ti senti realizzata?
R – In questo periodo sto lavorando in un pub. Qui a Firenze mi sento molto realizzata, sono entrata a far parte del movimento Umanista e, fin dai miei primi giorni in Italia, mi occupo di molte questioni sociali dal disarmo nucleare all’attenzione per i problemi degli immigrati.
D – È vero che molte persone in Romania vivono ancora in villaggi?
R – Certo, la nostra economia è molto arretrata. Dopo la caduta del comunismo c’è stato un ritorno alle campagne, in molti vanno in giro con il calesse ed il cavallo; gli agricoltori per mungere gli animali non usano sistemi meccanici ma le mani e per coltivare la terra l’aratro ed i buoi. E’ un’atmosfera che sicuramente apprezzerebbe qualche turista legato alle antiche tradizioni e comunque credo che saremo costretti, competendo con gli altri paesi europei, a rivedere i nostri sistemi di produzione.
D – Ora, con l’entrata nella comunità europea, arriveranno molti finanziamenti per voi. Qui in Italia, molti di questi finanziamenti finiscono in cattive mani e in investimenti fallimentari. In Romania c’è anche questa tendenza di imbrogliare le istituzioni per fare come si suole dire “il denaro facile” ?
R – Purtroppo anche in Romania c’è questa brutta abitudine. La criminalità organizzata è sempre attenta a queste possibili fonti di denaro. Comunque devo dire che c’è tanta gente onesta, lo vedete anche in Italia, i rumeni sono dei gran lavoratori; quindi in molti potrebbero usufruire di questi finanziamenti per dei progetti chiari e puliti.
D – Il tuo è un popolo religioso?
R – La nostra religione è ortodossa, durante il comunismo è stata proibita. Ora la gente sente il bisogno di placare la propria anima dopo tanto dolore e si aggrappa alla fede piuttosto che alla politica per risolvere i propri problemi.
Dopo delle forti delusioni in politica, i popoli si aggrappano alla religione. Ciò, si è verificato molte volte nella storia. La Romania, è stata delusa dal comunismo. Osservando il popolo rumeno oggi, si percepisce un forte senso di antipatia verso la politica, quindi le persone trovano rifugio nella religione e nelle campagne. So che anche nei paesini del sud Italia, si avverte questo senso di sconforto e d’impotenza nei confronti della politica, ciò spiega anche perché si sentono coinvolti di più durante le feste dei santi, piuttosto che nelle manifestazioni di tipo politico, sempre che ve ne siano.
D – Il fatto che le frontiere ora siano aperte, secondo te, accelererà o diminuirà il processo di emigrazione nel tuo paese?
R – Io ho molta fiducia in questa nuova fase che si è aperta. Le possibilità di rimanere in patria si moltiplicheranno e penso che molti non avendo più problemi alle frontiere ritorneranno in Romania.
D – I rumeni si sentono legati da un punto di vista culturale e sociale all’Europa?
R – I rumeni, discendono dal ceppo latino, quindi avvertono un senso di forte appartenenza all’Europa. Molti erroneamente pensano che il popolo rumeno sia legato al nomadismo ed ai rom per la radice della parola. Non c’entra assolutamente nulla.
D – Tu cosa farai? Pensi che un giorno ritornerai nel tuo paese?
R – Mi sento ancora molto legata alla Romania, ai miei familiari, ai miei amici, al modo in cui la gente concepisce la vita a stretto contatto con la terra; ma sinceramente in Italia ho trovato la mia giusta dimensione, mi sento parte integrante ormai del movimento Umanista e non credo che ritornerò in Romania, almeno non per sempre.
L’Europa rappresenta per la Romania un’opportunità importante per poter finalmente risolvere i suoi problemi economici. C’è da chiedersi comunque che fine faranno le tradizioni tanto care a Simona.
Questa Comunità Europea non ha ancora deciso: quale deve essere la propria identità politica e territoriale; quale deve essere la propria Costituzione e se in essa sottolineare le proprie radici cristiane; se favorire veramente la libera concorrenza nei mercati o favorire, come troppo spesso succede, i monopoli che sono presenti nei vari settori dell’economia; quanto e quale spazio di interesse possono avere in essa culture diverse da quelle dominanti …
Nella speranza che Culture e Tradizioni, in quanto rappresentative dell’identità di un popolo, non debbano mai essere barattate in cambio di meri tornaconti economici, convengo con Simona che occorre scongiurare il rischio che si perdano le diverse identità culturali; che si perdano cioè i molti pezzetti che, come in un mosaico, compongono questa nostra grande Comunità Europea.
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