Milano è bella perché è (in a-)varia
di Salvatore Locanto
[Avvertenza al lettore: il sottotitolo di questo articolo è volutamente provocatorio]
In tempi di ristrettezze economiche, il settore alimentare è il primo a spezzare le gambe al consumatore. Lo sappiamo bene noi, che apparecchiamo la tavola anche per mangiarci le unghie e che, se mai decidessimo di sposarci, ci presenteremmo con la schiscetta pure al pranzo di nozze. Come cavarsela? Semplicemente facendo quello che abbiamo già fatto con vestiti e tecnologia: affidarci ai cinesi.
Per esempio, cominciando a far la spesa nei loro market. A partire da quello di via Paracelso, tra i più forniti della città.
FAMILIAN
via Paracelso, 10
aperto tutti i giorni
Ci trovi tutto, dal cibo in lattina ai surgelati. Io ci vado con due amici, Vita Cazzaniga e Pietro Petirutti: prendiamo uno sgombro eccellente, dei buoni ravioli, degli involtini apprezzabili e una scatoletta di granchio ributtante.
WANG DAN
corso di Porta Ticinese, 88
aperto tutti i giorni
Mentre i wannabe si fanno pelare 4 o 5 per un birrino alle Colonne, gli sgamatissimi punkabbestia di Porta Ticinese vanno dal più economico Wang. Noi ci riforniamo di noodles in busta, salsa di soia e nuvole di patata da friggere. Avvertenza: come vuole l’etica cinese, qui i soldi non si danno in mano, ma si appoggiano sul banco.
CHINA MARKET INTERNATIONAL FOOD
via Aleardo Aleardi, 16
aperto tutti i giorni
Il purista del cibo orientale fa tappa a Chinatown. Se possibile in questo negozietto nascosto, dove i blocchi di tofu nel frigo ci prestano più attenzione del titolare impegnato a scaricare pacchi di misterioseverdure in salamoia. A casa, io dico che i cipollini e il tubero sono ok, Pietro dice che la cima ha un retrogusto di spiaggia romagnola, Vita ha visto i funghi scaduti.
SHUN XIANG
via Padova, 39
aperto tutti i giorni
In via Padova trovi negozi di ogni nazionalità, dal cingalese al vulcaniano. Il cinese di riferimento, però è quello di Shun Xiang. Lui propone la birra Yanjing, al cui confronto la frusta Tsingtao può solo impallidire. Sarei tentato di prendermi anche una boccia di vino di riso, ma la scritta “not for beverage use” sull’etichetta mi frena un po’.
Ritengo che in tempi come questi sia davvero opportuno chiedersi com’è possibile che il mercato cinese possa offrire prodotti ad un costo così basso. La ricetta purtroppo è sempre la solita: sfruttare il più possibile la forza lavoro!
Purtroppo hai ragione, e spesso sono minori.
C’è da dire poi, che i cinesi sono riservatissimi.
Alcuni di loro che hanno deciso di non tornare piùin Italia, vendono la propria identità. Sì, vendono la propria identità con tanto di documenti ecc… a un connazionale irregolare
Se chiedi a un bambino come si chiama uno della sua famiglia non è detto che te lo dica.
Vi piace il nuovo titolo?
davvero bello
rende perfettamente l’idea!
complimenti