Non ci resta che crescere…

Pubblicato il 26 ottobre 2011 da   ·   Nessun commento

1318 multinazionali: ognuna ne controlla altre 20...

 

… sapendo tuttavia che esiste l’un per cento che controlla il mondo;

… sapendo che il Vaticano sta chiedendo una Banca Centrale Mondiale.

[Perché in Italia, da oltre un decennio, si fa un gran parlare di riforme finendo per fare poco o nulla?

Perchè i potenziali vincitori non hanno voce presso partiti e parti sociali, mentre i potenziali sconfitti sanno bene come far pesare la loro influenza][...]

Ma andiamo con ordine…


Peacereporter, con un articolo di Enrico Piovesana, racconta di quella percentuale, l’1 per cento che controlla il mondo:

“La prestigiosa rivista New Scientist ha rivelato nei giorni scorsi i risultati di un complessa ricerca condotta da un team di economisti dell’Istituto Svizzero di Tecnologia, che rivela come una rete di poche decine di multinazionali, soprattutto banche, controlli di fatto l’economia mondiale.”

Una rete di poche decine di multinazionali, soprattutto banche, controlla di fatto l’economia mondiale. Lo slogan del movimento di protesta globale contro il sistema capitalista “Siamo il 99 per cento contro lo strapotere dell’1 per centoda oggi ha quindi una base scientifica.

Gli studiosi di sistemi guidati dal professor James Glattfelder hanno analizzato le relazioni che intercorrono tra circa 43mila multinazionali, scoprendo che al centro della mappa della struttura del potere economico mondiale vi sono 1.318 multinazionali che detengono l’80 per cento della ricchezza economica globale. Tra queste, secondo la ricerca, ce ne sono 147 che controllano il 40 per cento del sistema. Le più potenti di queste super-entità sono quasi tutte banche – Barclays, JP Morgan Chase, Ubs, Merryl Lynch, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America, Unicredit, Bnp Paribas – più alcune grandi società finanziarie americane e compagnie assicurative. “La realtà è molto complessa – ha dichiarato Glattfelder – e dobbiamo rifuggire dai dogmi, siano essi teorie della cospirazione o del libero mercato: la nostra analisi si basa sui fatti“.

 

L’articolo di Piovesana fa parte di un dossier più ampio, NON CI RESTA CHE CRESCERE, che parte dall’omonimo libro (la casa editrice è Egea e il sottotitolo si riferisce alle “riforme: chi perde, chi vince, come farle”) curato da Tommaso Nannicini, docente della Università ‘Bocconi’ di Milano. Il quale parte da una domanda e da una risposta:

Perché in Italia, da oltre un decennio, si fa un gran parlare di riforme finendo per fare poco o nulla? La risposta è apparentemente semplice: i potenziali vincitori non hanno voce presso partiti e parti sociali, mentre i potenziali sconfitti sanno bene come far pesare la loro influenza. Eppure, mai come in questa fase storica, i costi delle mancate riforme si fanno avvertire. L’Italia è un paese a rischio di «dolce declino», che ha smesso di crescere per la sua incapacità di adattare un modello di sviluppo e d’intervento pubblico nell’economia. Dal welfare al fisco, dalle liberalizzazioni alla scuola, alcuni esperti prendono di petto, con rigore e passione civile, quattro domande. Che cosa si può fare subito (e a costo zero) per rimettere in moto l’economia italiana? Che cosa nell’arco di due legislature? Quali interessi si oppongono alle riforme e come arginarli (o compensarli)? Quali interessi avrebbero tutto da guadagnare e come mobilitarli? I tempi sono maturi perché ci si ponga l’obiettivo di passare dalle parole ai fatti, scommettendo sul consenso di quanti pagano i costi del mancato dinamismo, a partire da interessi diffusi, giovani, donne e  neoborghesia del capitale umano.

Dal sito della casa editrice si possono scaricare in pdf l’introduzione (593KB), l’indice (51KB) e i profili dei singoli autori (112KB).

[fonti: newscientist.com ; peacereporter.net ; antonella.beccaria.org]

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