Di Fabio Bernardi e Tommaso Rosa*
È del dodici novembre scorso la notizia che riguarda la stabilizzazione di 5 lavoratori nel comune di Roccabernarda. I 5 lavoravano da più di dieci anni (precisamente dal 1998) come Lsu, con un contratto precario. Furono tra i primi a doversi confrontare con le nuove direttive in tema di contratti di lavoro create all’epoca dal governo di centro-sinistra che di fatto spianavano la strada alla precarizzazione, che nel primo decennio del terzo millennio diventerà uno dei principali problemi del mondo dei giovani e del lavoro.
La precarietà, oggi totalmente dilagante, viene descritta come un impedimento alla piena realizzazione dell’individuo e inizia ad essere riconosciuta come problema non solo dai soliti comunisti retrogradi, ma anche da giuristi del lavoro e addirittura anche dal ministro dell’economia Tremonti. Certo tra l’affermare il danno della precarietà e poi perseverare con politiche tese allo smantellamento del posto a tempo indeterminato, ce n’è di strada.
É dunque da elogiare, questa scelta dell’amministrazione comunale di Roccabernarda, guidata da Pugliese, che si impegna, tra l’altro, a stabilizzare altri 5 precari anch’essi entrati a lavorare in comune nel 1998.
Essere stabili oggi, e esserlo in Calabria, non può che fare bene al territorio tutto. Solo con la stabilità è possibile costruire la propria vita e impegnarsi anche aldilà dell’etica familiare. Solo non essendo flessibili, subordinati al capitale, al lavoro, solo non dovendo progettare per periodi di pochi mesi o addirittura settimane si può iniziare a costruire un futuro per sé, per la famiglia, per la società.
In Italia poi, ci troviamo in una situazione ambigua: da un lato la tradizione ha mantenuto vive le famiglie che “ammortizzano” il problema della precarietà e della disoccupazione, dall’altro viviamo in un paese che di politiche sociali, di ammortizzatori sociali, non se ne trova affatto traccia, o per lo meno le ultime politiche sociali consistenti risalgono agli anni ottanta, dopodiché è stata una continua rincorsa a chi tagliava di più la spesa per il welfare. Tutto quindi è scaricato sulle famiglie gravate già dalla forte pressione fiscale esistente in Italia.
Ci sono sicuramente da tenere in conto i grandi movimenti che la globalizzazione ha causato, e il fatto che anche l’Italia ha dovuto in un certo modo adeguarsi a ciò che succedeva nel mondo. In questo mondo che oramai ha sancito la fine dell’ideologia, ma che nasconde e nutre l’unica vera ideologia tenuta ancora il gioco: il capitalismo, che non accetta regole ed è tutt’altro che garante della libera concorrenza. Siamo di fronte ad una nuova ideologia totalizzante, ecco la verità.
Ma in Italia da un lato la sinistra ha cercato di rincorrere politicamente la destra ed è andata via via suicidandosi, mentre la destra berlusconiana ha pienamente applicato il programma della loggia P2, agevolando la precarizzazione del lavoro che rende i lavoratori incapaci di organizzarsi e soprattutto li mette in condizione di lottare l’uno contro l’altro.
È dunque fondamentale che, in periodi come questi, arrivino dal pubblico segnali di stabilità e di lotta al precariato. Il modello di società come quello italiano è tutto originale, appunto allitaliana!
Si è fatto di tutto per stare dietro al liberismo più sfrenato ed aggressivo degli USA e dell’Inghilterra che alla fine degli anni ’70 si è concretizzato anche in Italia. Domanda:
non era forse meglio stare dietro al modello francese o a quello tedesco? Oppure ad altri modelli
socialdemocratici? Dove ancora esiste un grande margine tra pubblico e privato!!
Dopo circa 30 anni di riforme (ne avessero azzeccata una), volte solo a fare cassa con la vendita di interi settori (per non dire pezzi interi) statali, quindi allo smantellamento della cosa pubblica (energia, servizi sociali, salute, poste e telecomunicazioni, trasporti) per essere poi acquistati da questo o da quell’altro amico offerente con pochi soldi e in alcuni casi con gli stessi soldi pubblici, quindi anche nostri. Tutto questo sempre a spese dei diritti del lavoratore, di fatto indebolendo sempre di più la dignità, il salario, il tempo per poter fare la mamma e il papà, le tanto sospirate ferie, il TFR (la liquidazione), i versamenti pensionistici cambiando la vita delle persone e di conseguenza la società che ne deriva. Adesso ci troviamo di fronte a una crisi di grande spessore che gli stessi creatori vogliono farla pagare ai lavoratori dipendenti, pensionati, precari (vecchi e nuovi), disoccupati e chi vive ai margini della propria esistenza.
Questo attacco ai diritti dei lavoratori, è ancora in atto. Basta guardare indietro di qualche mese, con l’accordo truffa (firmato da CISL e UIL) firmato nello stabilimento di Pomigliano che sarà e dovrà essere modello da seguire in altri stabilimenti. Tutto quello che sta succedendo é molto grave perché ci porta indietro nel tempo, agli albori della industrializzazione dell’ ’800. C’é una sola strada da seguire: la lotta, il conflitto e non la concertazione per cui (dagli anni ’90) CGIL, CISL e UIL hanno di fatto introdotto precarietà, flessibilità, pacchetto Treu, fino alla legge 30 con i vari governi amici.
Questo ha creato una situazione nuova che non si era mai vista nella storia della Repubblica. Ebbene, questa non rappresentanza dei lavoratori ha fatto sì che con ogni accordo firmato, il sindacalista lasciasse il suo abito di rappresentante dei lavoratori per potersi vestire con un abito del tutto nuovo. L’abito nuovo lo troviamo nei consigli d’amministrazione di enti, regioni, province, commissioni parlamentari, fino addirittura alla scalata di questo o di quel partito politico.
E i lavoratori? La base? Già dimenticavamo, sono finiti nello «spezzatino» dei contratti precari, nelle esternalizzazioni, così da mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Dunque colpendo al cuore l’unità tra i lavoratori che è la benzina delle lotte e del conflitto. Non sarà facile recuperare e ristabilire tutto questo, ma nemmeno impossibile!!!
Intanto prendiamo atto che una piccola amministrazione come quella del comune di Roccabernarda ha interrotto una tendenza sul piano nazionale. Questo gioverà sicuramente ai lavoratori interessati che vedranno un futuro migliore, lasciandosi alle spalle anni (12) di mancati diritti, angosce ed ansie che la precarietà produce. Ma attenzione, perché questo gioverà anche alla stessa amministrazione, perché sta investendo non solo su le persone ma anche nella propria efficienza, per dare risposte e servizi ai cittadini e guardare più lontano.
*Tommaso, oltre ad essere socio del nostro circolo, è sindacalista del RDB/CUB, oggi confluito nell’USB
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