L’edilizia italiana del malaffare causa della catastrofe!
di Salvatore Luchetta
Il terremoto dell’Abruzzo oltre a scuotere e buttare giù le case dei poveri aquilani, ha scosso anche le coscienze di tutti i cittadini italiani: da nord a sud ci si prodiga a mandare sms per finanziare tutti quei lavori necessari alla ricostruzione. Il Presidente del Consiglio si reca ogni giorno sui luoghi del disastro per garantire la velocità della ricostruzione e per assistere psicologicamente i più anziani promettendo loro permanenti e dentiere nuove.
Aldilà degli spot mediatici, il terremoto ha scosso tutto il panorama politico facendo venire a galla il malaffare che dilaga nell’edilizia italiana. Si scopre solo adesso che le case degli aquilani sono state costruite senza criteri antisismici, addirittura il cemento è stato impastato con sabbia di mare. Edifici pubblici come la casa dello studente ed il tribunale sono crollati senza la minima resistenza.
Viene a galla non solo il malaffare dell’edilizia ma anche l’inutilità di alcune opere che il governo Berlusconi vorrebbe portare a termine: com’è possibile infatti pensare ad un piano casa che preveda l’ampliamento del 20% dell’immobile già in possesso di chi lo abita, quando una gran parte degli italiani la casa o non ce l’ha proprio o gli sta crollando addosso? Senza tralasciare il fatto che Regioni e Comuni perderanno la propria autorità sulla gestione del territorio; com’è possibile pensare ad un taglio così netto dei fondi per la scuola pubblica, quando il crollo della casa dello studente dell’Aquila ci insegna che dovrebbe essere fatto tutto il contrario? A cosa servono “grandi opere” come il ponte sullo stretto di Messina quando la viabilità su ruota e rotaia della Calabria e della Sicilia è a singhiozzi?
L’edilizia in Italia è stata fatta passare sempre come la panacea di tutti i mali, il motore che attiva l’economia perché porta lavoro precario a qualche muratore ma soprattutto perché è la fonte principale di arricchimento della criminalità organizzata e di politici corrotti. Sulla base di questi presupposti in Italia si è costruito ovunque, su un territorio che continua a ballare per l’alto rischio sismico, non solo i criteri antisismici sono andati a farsi benedire ma molto spesso anche quelli del buon senso sono mancati.
Il sud Italia brulica di paesini ai quali manca ancora un piano regolatore oppure lo stanno applicando da poco tempo. Petilia Policastro in provincia di Crotone è uno di questi paesi. Ad alto rischio sismico, il paese fu distrutto nel 1832 da un terremoto per il quale si venera ancora oggi il santuario della Santa Spina nel quale si custodisce appunto una spina della corona del Cristo e dove alcuni petilini trovarono riparo dal terremoto. Petilia Policastro sembra aver ricordato poco di quel terremoto: infatti, viene ricostruito su un cucuzzolo che dà sul precipizio di un dirupo. Molte zone del paese sono poco raggiungibili e le costruzioni sono situate su luoghi talmente impensabili che a prima vista verrebbe da ridere; ma riflettendo un po’ ci si rende conto del pericolo costante con il quale i cittadini convivono. Sarebbero necessarie misure di prevenzione su tutti gli edifici, compresi quelli pubblici. Le costruzioni oltre ad essere abusive sono spesso incomplete e disabitate con la complicità di amministrazioni comunali inadeguate e la speculazione della criminalità organizzata. I cittadini di Petilia Policastro non vogliono nemmeno pensare alla possibilità che un terremoto come quello di L’Aquila possa verificarsi da queste parti e, legati come sono alla tradizione religiosa, rivolgono le proprie preghiere alla Santa Spina affinché gli venga risparmiata l’ennesima catastrofe. Non si vuole qui generalizzare all’Italia intera una situazione che sta più o meno al limite, il confine però non è lontano ed in tali condizioni è impossibile pensare che la solidarietà possa risolvere problemi di tale entità.
Oggi come non mai dobbiamo sentirci tutti cittadini aquilani e pretendere chiarezza dalla politica del malaffare, soprattutto dobbiamo essere presenti nella ricostruzione di quelle zone e rivendicare il nostro diritto a sapere come i lavori pubblici si svolgeranno. Partecipare, non solo a L’Aquila ma anche nelle nostre città che viviamo quotidianamente, allo sviluppo sostenibile del territorio è un diritto del quale non si può fare a meno se vogliamo inchiodare i rappresentanti del popolo alle loro responsabilità.
Rino Gaetano, nostro conterraneo che non ci stancheremo mai di elogiare per le sue capacità di “saperle cantare” al sistema italiano, in “Fabbricando case” descriveva così l’edilizia italiana (ascolta la canzone):
Fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando scuole dai un tuo contributo personale all’istruzione
fabbricando scuole sub-appalti e corruzione bustarelle da un milione
fabbricando case popolari biservizi secondo il piano regolatore
fabbricando case ci si sente vuoti dentro il cuore
ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case
fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando case assicuri un avvenire ai tuoi figli con amore
fabbricando case col sorriso e col buonumore
col sorriso e col buonumore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case
“Fabbricando case” (cotrometraggio – 3 min)
“Fabbricando case” (documentario – 6 min)
Massimo Troisi e il terremoto: “Dove sono finiti i soldi del Belice?” (video – 4 min)
Tags: no censura, solidarietà
E SI CONTINUA A MORIRE!
E’ notizia di ieri che un operaio è morto nella ricostruzione… Leggete qui:
“SISMA, OPERAIO MUORE TRAVOLTO DAL CROLLO DI UN MURO A L’AQUILA
L’uomo, 43 anni, era impegnato nell’abbattimento di un fabbricato a San Giovanni di Cagnano
L’Aquila, 24 apr. Un operaio di 43 anni e’ morto a San Giovanni di Cagnano, in provincia dell’Aquila, mentre stava lavorando all’interno di un cementificio. Tullio Di Giacomo era impegnato con un escavatore all’abbattimento di una struttura, operazione decisa dai proprietari prima del sisma, quando un muro e’ crollato e ha travolto l’operaio uccidendolo sul colpo. La vittima era originaria di Barete, piccolo centro alla periferia del capoluogo abruzzese, uno dei paesi danneggiati dal sisma del 6 aprile scorso. Sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri.”
(FONTE: Adnkronos/Ign, 24 aprile, ore 18:09)
Dal sito http://www.italiopoli.it/
(che poi è anche quello del censimento web, vedi forum del nostro sito)
“Proposta per gli sfollati del terremoto
Vi prego ti trasmettere questa proposta alle persone preposte. Perchè non utilizzare le caserme vuote, considerando che sono servite di letti, riscaldamento, acqua, infermeria e cucine ecc.. per ospitare gli sfollati del terremoto? Credo che solamente Piacenza potrebbe offrire tranquillamente molti posti letto… e tutte le città insieme, molti più dei 40.000 sfollati.
Sempre in attesa che le case diventino disponibili, è sempre meglio delle tende, no?
Grazie, saluti da Ivano”