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	<title>Arci Paganìa, Circolo del Marchesato Crotonese</title>
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		<title>Buon 25 aprile a tutti!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 09:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tirullalleru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal Circolo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Il bersagliere ha cento penne
e l&#8217;alpino ne ha una sola,
il partigiano ne ha nessuna
e sta sui monti a guerreggiar.
Là sui monti vien giù la neve,
la bufera dell&#8217;inverno,
ma se venisse anche l&#8217;inferno
il partigiano riman lassù.
Quando viene la notte scura
tutti dormono alla pieve,
ma camminando sopra la neve
il partigiano scende in azion.
Quando poi ferito cade
non piangetelo dentro al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arcipagania.org/?p=2917"><img class="size-full wp-image-2916 alignright" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="25aprile3" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2010/04/25aprile3.jpeg" alt="" width="272" height="230" /></a>Il bersagliere ha cento penne<br />
e l&#8217;alpino ne ha una sola,<br />
il partigiano ne ha nessuna<br />
e sta sui monti a guerreggiar.</p>
<p>Là sui monti vien giù la neve,<br />
la bufera dell&#8217;inverno,<br />
ma se venisse anche l&#8217;inferno<br />
il partigiano riman lassù.</p>
<p>Quando viene la notte scura<br />
tutti dormono alla pieve,<br />
ma camminando sopra la neve<br />
il partigiano scende in azion.</p>
<p>Quando poi ferito cade<br />
non piangetelo dentro al cuore,<br />
perché se libero un uomo muore<br />
che cosa importa di morir.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dell&#8217;identità perduta</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 23:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fbroc</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Fabio Bernardi
Se dovessimo rispondere alla domanda “che cosa caratterizza socialmente e culturalmente il marchesato crotonese nel 2012?”, cosa risponderemmo?
Un tempo, fino a qualche decennio fa, pote vamo tranquillamente affermare che la vocazione principale era l&#8217;agricoltura. Si parla di vocazione e non di attività, non a caso. La vocazione sembra rimandare ad una caratteristica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> </em><em><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/03/3516523722_4cbaf9f90a_z.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4806" title="3516523722_4cbaf9f90a_z" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/03/3516523722_4cbaf9f90a_z.jpg" alt="" width="314" height="190" /></a></em><em>di <strong>Fabio Bernardi</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo rispondere alla domanda “che cosa caratterizza socialmente e culturalmente il marchesato crotonese nel 2012?”, cosa risponderemmo?</p>
<p style="text-align: justify;">Un tempo, fino a qualche decennio fa, pote<em> </em>vamo tranquillamente affermare che la vocazione principale era l&#8217;agricoltura. Si parla di vocazione e non di attività, non a caso. La vocazione sembra rimandare ad una caratteristica che trascende l&#8217;aspetto prettamente lavorativo e sfocia in quello culturale. L&#8217;attività lavorativa caratterizzava fortemente la formazione culturale delle comunità; ciò, in un certo senso, valeva in passato più di oggi e valeva soprattutto per i paesini come ad esempio Roccabernarda, Petilia, Cotronei.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, possiamo affermare che la società si è totalmente trasformata&#8230; ma in che cosa? Che cosa siamo diventati? Se prima era semplice potere affermare di vivere in una cultura cristiano-contadina che possedeva le sue regole, i suoi tempi, i suoi modi di vivere, oggi cosa siamo? Possiamo dire di esserci trasformati in una società industriale o post-industriale? Siamo ancora a grande vocazione agricola? È difficile rispondere. Quello che salta in mente, non è affatto una risposta scontata. In quanti, infatti, sarebbero pronti ad affermare che da noi il capitalismo nelle sue forme più quotidiane si sia affermato? E in quanti sono disposti ad affermare che le nostre tradizioni sono vive e da queste traiamo una specifica identità?</p>
<p><em> </em>Quello che salta invece di più agli occhi è che non abbiamo più una identità certa, soprattutto non abbiamo più una cultura di riferimento che sia in grado di dare stabilità ed armonia. E con armonia si intende un&#8217;armonia conviviale tra compaesani ma anche un&#8217;armonia architettonica, una cultura del costruire i nostri quartieri, un&#8217;armonica cultura del lavoro, un&#8217;armonia tra paesi vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che siamo diventati è un ibrido tra il peggio della tradizione cattolico-contadina ed il peggio della cultura capitalistico-mediatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto i <em>mass-media</em> e i media di nuova generazione hanno prodotto in termini di costruzione dell&#8217;immaginario collettivo rispetto al nostro territorio? Quante distorsioni? Ma anche quante possibilità “positive”?</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che si vuole dire è che non è tanto il progresso in sé ad essere nocivo, piuttosto è la nostra incapacità, come comunità, di possedere una chiara capacità interpretativa rispetto a cosa eravamo, a cosa siamo e soprattutto a cosa vogliamo essere.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa c&#8217;entrano determinate mode portate avanti dagli adolescenti o post-adolescenti con il tessuto in cui viviamo? Che cosa c&#8217;entra uno stile di vita alimentare alla americana (con frigoriferi enormi e assortiti di alimenti non originari dei nostri territori) rispetto alla nostra tradizione culinaria? E la pluridecennale cementificazione abusiva cosa centra con l&#8217;architettura che caratterizza i borghi del crotonese? Basta osservare i nuovi quartieri sorti dagli anni &#8217;70 in poi per capire che: 1) non c&#8217;è stata alcuna armonia costruttiva ed architettonica, ognuno ha costruito non pensando affatto ad un&#8217;idea di architettura sociale, funzionale, cioè, a spazi e strutture fruibili in comune; 2) non c&#8217;è stato alcun minimo comune denominatore che facesse intuire che ci fosse una idea progettuale di comunità attorno alla nascita dei nuovi quartieri (l&#8217;unico minimo comune denominatore sono i pilastri e i mattoni lasciati in bellavista alla faccia di ogni minimo gusto estetico).<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><em><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/03/2010_Comerconi_05.jpg"><img class="size-full wp-image-4801 alignleft" title="2010_Comerconi_05" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/03/2010_Comerconi_05.jpg" alt="" width="304" height="228" /></a></em>Parlavamo di tradizione culinaria e dialetto: in fondo sono le due caratteristiche principali che ancora ci permettono di riannodare un filo culturale tra ciò che siamo e ciò che vogliamo essere.  Il fatto però è che entrambe le caratteristiche soffrono di un continuo colonialismo che le depaupera. La cucina in sé avrebbe più potenzialità rispetto al dialetto se venisse coltivata ed innovata. Innovata per l&#8217;appunto, proprio per sottolineare che qui non si tratta di una teoria “fossile” della nostra cultura. Si tratta di potere riuscire a dare un seguito, un filo-logico che rifiuti un colonialismo yankee che non ci appartiene o che ci deve oramai appartenere ma in parte. Certo, oramai il capitalismo e le sue logiche sono entrati nelle nostre vite, ma quanto contrasto c&#8217;è con il sistema che esisteva prima della sua venuta? Ed è possibile che non si riesca a vedere, mantenere ed evolvere anche il nostro vecchio caro sistema contadino? Non si tratta di ritornare ad essere contadini, si tratta di rivitalizzare una concettualizzazione della nostra vita, della nostra comunità, del nostro territorio che deve fare da contrappeso agli squilibri del capitalismo. In altre parole, per rispondere al peggio della nostra tradizione (si pensi all&#8217;individualismo o alla cultura mafiosa) unito al peggio del capitalismo (si pensi alla crisi finanziaria, allo spreco o alle assurdità di opere inutili imposte a discapito di quelle utili, alla distruzione dei beni comuni per favorire il profitto privato, ecc) c&#8217;è bisogno di riattivare quel pensiero contadino (che mira al risparmio, che punta al rispetto naturale in quanto concepisce l&#8217;uomo come figlio della natura e non la sfida, ecc..ecc) unito alla grande potenzialità scientifica della quale l&#8217;uomo nella sua storia si è dotato. Quindi non si tratta di essere nostalgici, si tratta di rievocare una positiva radice culturale e di annodarla alle grandi conquiste che l&#8217;uomo sapiens, o faber, o l&#8217;uomo politico (a voi la scelta) ha saputo costruire nel corso della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno nega il progresso, è bene ripeterlo.  Ma è importante capire cosa c&#8217;entra l&#8217;asfalto nel centro storico che ricopre le oramai irrecuperabili strade in pietra che esistevano fino a qualche decennio fa. Bisogna capire quale impatto hanno dovuto gestire le culture contadine, artigianali e commerciali all&#8217;arrivo dei prodotti industriali in serie*.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna capire il perché dell&#8217;impoverimento vertiginoso del nostro dialetto: perdiamo costantemente vocaboli, espressioni, modi di pensare, ma non è la scomparsa di questi fenomeni a preoccupare, piuttosto è l&#8217;incapacità di crearne di nuovi; non si riesce a far evolvere il dialetto, questo sembra essere destinato alla storia, al passato. E ciò si ripercuote nella nostra capacità di comunicazione: troppe volte, per nostra pigrizia, non usiamo verbi e parole adeguate a favore di più generiche parole come “fare” e “cose” che dicono tutto e niente&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia siamo ancora in tempo (si è sempre in tempo) per ricostruire una nuova identità che, però, tenga presente ciò che le nostre comunità sono state nel passato. La soluzione sta nel proporre e produrre costanti momenti di discussione e conseguenti attività pragmatiche. Come sostiene il presidente dell&#8217;arci provinciale di Crotone Filippo Sestito, sta ritornando il momento storico in tutto ridiviene politica. Ebbene bisogna farsi trovare pronti a questo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">____________________________</p>
<p style="text-align: justify;">*: si pensi agli orti dei nostri territori, si pensi all&#8217;uso ed al riutilizzo di oggetti destinati ad altri scopi che poi sono diventati strumenti per la zootecnia (bottiglie, vasche da bagno, sacchetti di plastica, recipienti di plastica e latta); fino a quando il contadino ha saputo ingegnosamente assimilare l&#8217;oggetto oramai divenuto rifiuto tutto è andato per il meglio, ma quando questa mole irrefrenabile di merce-rifiuto ha iniziato a non essere più assorbita dalle pratiche contadine, ci si è trovati di fronte ad un&#8217;inadeguatezza di fondo per cui orti e giardini molto spesso all&#8217;occhio sono divenuti depositi di oggetti-rifiuto per non dire “munnizzari”. Qui non si sta parlando del problema globale dei rifiuti, che certo ha una sua correlazione con questo discorso, qui si sta parlando di come una cultura contadina che ha sempre mirato al risparmio, al riutilizzo, al riciclo, ad un tratto si sia trovata ad affrontare una mole di materiali ed oggetti della quale da un lato ne percepiva l&#8217;utilità, dall&#8217;altro non ne capiva il fatto che questa mole di oggetti era ed è destinata a crescere di numero costantemente. Quindi la cultura dei contadini ha creato la tendenza all&#8217;accumulo in quanto si depositava negli oggetti conservati un potenziale utilizzo, una unicità. Ed è proprio il concetto di unicità che è risultato errato: il contadino non ha calcolato la rapida riproduzione in serie dello stesso oggetto e non ha adeguato quindi il suo concetto di utilizzo delle cose. degli oggetti ecc al nuovo e capitalistico modello industriale.</p>
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		<title>Permesso di soggiorno&#8230; come al supermercato</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mrcfck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pino De Lucia*
 
Dal 10 marzo, è entrato in vigore il cd, o più comunemente: Permesso di Soggiorno a Punti disciplinato dall&#8217;art. 4 bis, comma 2 del Testo Unico Immigrazione, che impegna lo straniero che entra in Italia alla stipula dell&#8217;Accordo d&#8217;Integrazione.Si tratta di uno strumento vincolante attraverso il quale l&#8217;immigrato acquisisce un determinato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.arcipagania.org/controinformarci/permesso-di-soggiorno-come-al-supermercato/"><img class="alignright size-full wp-image-4778" title="Pino De Lucia" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/03/403326_2725128761196_1046445579_32325592_279590549_n.jpg" alt="" width="363" height="271" /></a>di <strong>Pino De Lucia</strong>*</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><br />
Dal 10 marzo, è entrato in vigore il cd, o più comunemente: Permesso di Soggiorno a Punti disciplinato dall&#8217;art. 4 bis, comma 2 del Testo Unico Immigrazione, che impegna lo straniero che entra in Italia alla stipula dell&#8217;Accordo d&#8217;Integrazione.Si tratta di uno strumento vincolante attraverso il quale l&#8217;immigrato acquisisce un determinato numero di crediti previa dimostrazione della conoscenza della lingua, dei principi fondamentali della Costituzione Repubblicana, tali da consentirgli di integrarsi proficuamente nel tessuto socio- economico nazionale. Gli stessi crediti vanno decurtati se non si raggiungono gli obbiettivi dell&#8217;Accordo sino a giungere, salvo alcune eccezioni, all&#8217;espulsione “sic et simpliciter”. Questa la clamorosa novità, e questo è quanto.</p>
<p>Morale della favola: in pratica, sarebbe come mandare un immigrato al supermercato. Senza soldi e per riempire una tessera a punti, per una spesa che non faranno mai… E senza entrare nel merito del sistema, occorre osservare che l&#8217;attuazione dell&#8217;Accordo d&#8217;Integrazione è demandata agli Sportelli Unici Immigrazione istituiti presso ogni Prefettura- Ufficio Territoriale del Governo. Vale a dire che gli stessi avranno una nuova funzione, particolarmente gravosa per le implicazioni che può determinare per gli immigrati. Eppure è noto che questi uffici sono sotto organico rispetto alla mole di lavoro che li incombe. Lo abbiamo denunciato in questi anni, e continuiamo a farlo.</p>
<p>Già ora si trovano in grande difficoltà nell&#8217;assolvimento dei compiti loro assegnati, specie nelle grandi aree metropolitane dove gli immigrati sono presenti in numeri maggiori, con la conseguenza che l&#8217;istruttoria e la conclusione di alcuni procedimenti (tipico il ricongiungimento familiare) richiedono tempi molto lunghi che non possono che essere pregiudizievoli per gli immigrati. Le ulteriori attività previste dall&#8217;Accordo d&#8217;Integrazione (corso di educazione civica, di lingua italiana) appesantiranno ulteriormente l&#8217;operato di queste strutture. Una circolare congiunta dei Ministri dell&#8217;Interno e dell&#8217;Integrazione ha sancito che “l&#8217;attività delle Prefetture, per il corrente e il successivo anno sarà prevalentemente indirizzata alla sottoscrizione dell&#8217;Accordo ed alla organizzazione e somministrazione della sessione di formazione civica” che viene quantificata, lo ricordiamo in numero di ore non inferiore a 5 e non superiore a 10.</p>
<p>Solo dal 2014 dovrebbe scattare la seconda parte ossia la valutazione- verifica dei crediti maturati. Si tratta di un escamotage per non affrontare il problema delle carenze nelle piante organiche degli Sportelli Unici. Riteniamo che la premessa per l&#8217;attuazione dell&#8217;Accordo d&#8217;Integrazione risieda nella risoluzione di tale questione, altrimenti si continuerà ad imporre obblighi agli immigrati, sovra-caricando gli uffici preposti di funzioni a fronte di una qualità dubbia del servizio che può essere d&#8217;intralcio a una reale e proficua inclusione sociale. Anche questo provvedimento, così come la sovrattassa sul Permesso di Soggiorno, rispetto alla quale la CGIL e l&#8217;INCA hanno già presentato ricorso al TAR Lazio per chiedere l&#8217;annullamento del Decreto che impone il &#8220;contributo aggiuntivo&#8221;, è un lascito amaro del Governo precedente, ed a nostro avviso andrebbe completamente rivisto, superando l&#8217;impianto punitivo e vessatorio, ed inserendolo in un piano di qualificazione dei servizi pubblici, di offerta formativa per la lingua e l&#8217;educazione civica e progetti per l&#8217;integrazione per gli immigrati. Auspichiamo perciò che questo Governo non mantenga tutta “l&#8217;acqua sporca” prodotta dal vecchio in materia d&#8217;immigrazione, perché questo renderebbe velleitaria ogni ipotesi di gestione nuova e razionale.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>* Presidente Cooperativa Agorà Kroton</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lotta alle eco-mafie: l&#8217;esperienza di Arci Crotone</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 00:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mrcfck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un articolo di Arcireport sulla battaglia che forse ci sta più a cuore. Clicca sull&#8217;immagine per leggere l&#8217;articolo in originale.
&#8220;La penetrazione delle mafie nella nostra regione [la Liguria, NdE] è ormai, purtroppo, un dato di fatto acquisito. Discuterne e combatterle è possibile anche grazie al forte impegno di sensibilizzazione dell&#8217;associazionismo che si riconosce in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/02/Arcireport-8-2012-lotta-alle-mafie.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4762" title="Arcireport 8-2012, lotta alle mafie" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/02/Arcireport-8-2012-lotta-alle-mafie.jpg" alt="" width="345" height="260" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo un articolo di Arcireport sulla battaglia che forse ci sta più a cuore. Clicca sull&#8217;immagine per leggere l&#8217;articolo in originale.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La penetrazione delle mafie nella nostra regione [la Liguria, <em>NdE</em>] è ormai, purtroppo, un dato di fatto acquisito.<span id="more-4761"></span> Discuterne e combatterle è possibile anche grazie al forte impegno di sensibilizzazione dell&#8217;associazionismo che si riconosce in Libera. Per estirpare la piaga mafiosa, infatti, non bastano le iniziative giudiziarie, amministrative e politiche, ma occorre un forte movimento culturale che consenta di svelare e combattere i meccanismi, spesso subdoli e sfuggenti, attraverso cui questo radicamento è potuto avvenire.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incontro organizzato dal circolo Belleville col compagno Filippo Sestito, presidente di Arci Crotone, è stato da questo punto di vista estremamente interessante e formativo. Con parole semplici ed appassionate, Sestito ci ha raccontato cosa vuol dire fare associazionismo in una delle roccaforti della &#8216;ndrangheta, controllata da oltre sessant&#8217;anni dalla &#8216;ndrina della famiglia Vrenna. «Uno dei punti di forza della &#8216;ndrangheta &#8211; ha spiegato &#8211; fa leva sulle caratteristiche proprie della cultura calabrese &#8211; fra tutti il forte legame familiare &#8211; applicandole alla loro attività criminale: nelle &#8216;ndrine non si entra se non per legami familiari». Questo aspetto è molto importante anche per chi, a nord, si trova a fare i conti con la criminalità organizzata calabrese. Gli insediamenti infatti seguono quelle che sono le rotte dell&#8217;emigrazione dalle diverse località basata sulla chiamata diretta di familiari o parenti. Così, ad esempio, la &#8216;ndrangheta di Crotone si è radicata in parte in Lombardia ma soprattutto in Emilia Romagna, specialmente nell&#8217;asse Reggio-Modena. «Oggi, poi &#8211; avverte Sestito &#8211; ci si trova di fronte una nuova generazione &#8216;ndranghetista che ha individuato nuove occasioni di arricchimento intervenendo nel ciclo dei rifiuti e delle energie rinnovabili, avendo cura di tenere queste attività separate da quelle &#8216;tradizionali&#8217;. Accade così che i proprietari di discariche di milioni di metri cubi siano anche soci privati in aziende miste operanti nel settore della raccolta differenziata: con che risultati è facile immaginare». I dati Arpacal del 2010 rilevano a Crotone una raccolta differenziata pari al 13,39% dei rifiuti prodotti contro il 19,27% registrato a Lamezia Terme, comune guidato da un sindaco, Gianni Speranza, ben noto al mondo Arci per esserne stato apprezzato dirigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fare associazionismo in questo contesto non è facile. «Per un&#8217;associazione come la nostra, che, a differenza di altre, purtroppo, non accetta compromessi e vive dei suoi soli mezzi non è facile &#8211; conferma &#8211; le tessere oscillano tra le 1400 e le 1700 annue, anche per la forte &#8216;mortalità&#8217; dei circoli, specie quelli giovanili, anche a causa del continuo spopolamento». Non mancano però i dati positivi, specie dopo l&#8217;elezione del nuovo presidente di Arci Calabria, Gennaro Di Cello. «Sicuramente per noi è stato importante registrare un &#8216;sentire comune&#8217; su temi difficili come, ad esempio, il rapporto tra circoli ed istituzioni. Non era scontato che potesse avvenire».&#8221;</p>
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		<title>Il tortuoso cammino verso un forum sociale permanente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tirullalleru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Salvatore Luchetta
Il  capitalismo e il consumismo sono riusciti a produrre un retroterra  culturale quasi impermeabile il quale manca di riferimenti politici,  complicando così, una vera presa di coscienza sulla condizione attuale  dell’essere umano. Non riuscendo ad immaginare un modello alternativo,  dunque, gli individui, rincorrono l’illusione di poter consumare  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/02/consumismo-y-capitalismo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4758" title="consumismo-y-capitalismo" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/02/consumismo-y-capitalismo.jpg" alt="" width="329" height="248" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di <strong>Salvatore Luchetta</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Il  capitalismo e il consumismo sono riusciti a produrre un retroterra  culturale quasi impermeabile il quale manca di riferimenti politici,  complicando così, una vera presa di coscienza sulla condizione attuale  dell’essere umano. Non riuscendo ad immaginare un modello alternativo,  dunque, gli individui, rincorrono l’illusione di poter consumare  all’infinito.</p>
<p style="text-align: justify;">E’  vero, questo modello culturale potrebbe essere messo in crisi dalle  mutate condizioni materiali prodotte recentemente dal sistema, ma è  altrettanto vero che la maggioranza della popolazione non avrebbe a  disposizione un orizzonte politico differente sul quale fare  affidamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella  società del consumo sfrenato, solo la desiderabilità di un progetto  sociale alternativo, potrebbe determinare uno spostamento degli  equilibri.</p>
<p style="text-align: justify;">Capovolgere  la base concettuale sulla quale affondano le radici del capitalismo  moderno, richiede uno sforzo d’intensità superiore per raggiungere la  costruzione partecipata di un altro modello di produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio di un simile progetto, potrebbe scaturire dallo stesso cambiamento delle modalità di partecipazione decisionale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto  partecipativo è fondamentale, poiché significa valorizzare la  caratteristica principale dell’essere umano: il dialogo tra i suoi  simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  problema che deve essere affrontato dalla sinistra e in particolare dal  comunismo, non è di semplice soluzione. Partendo dall’analisi marxista  ancora valida, sarebbe necessario liberare quote smpre maggiori di tempo  imprigionato nelle carceri del ritmo capitalista per incanalarle nel  processo partecipativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre  è necessario abbattere i recinti artificiali del consumo, entro i quali   sono  relegati la conoscenza e i processi di apprendimento, si  favorirebbe così, un’indispensabile riflessione sul valore d’uso dei  manufatti e sul costo sociale degli stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  cambiamento violento del sistema, nel momento storico attuale, per  quanto auspicabile,  purtroppo non avrebbe ancora la bussola adatta per  navigare verso acque più tranquille.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché  l’organismo capitalista è dotato di anticorpi resistenti, le particolari  esperienze di Porto Alegre e altre località nelle quali sono state  messe in pratica, positivamente, alcune innovative modalità di  parteciapazione decisionale, rischiano di restare isolate dal contesto  generale; quindi, per valorizzare questi esperimenti sociali e non  lasciarli morire è necessario un cambiamento del sistema  interanazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Momenti  di riflessione condivisa come i forum sociali internazionali, sono un  buon punto di partenza. I cambiamenti sociali che i forum, faticosamente   anche a costo della vita, sono riusciti a produrre  negli ultimi anni,  restano invece sottovalutati da gran parte  della sinistra. Questi  eventi, comunque, non dovrebbero svolgersi sporadicamente, quindi  assuefarsi ad una logica tipicamente consumistica, quella dell’usa e  getta, ma diventare spazi permanenti di ricerca sociale  e di protesta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RDT: senza la fine del commis-sariamento torneremo in piazza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 01:15:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comunicato stampa
Rdt &#8220;Franco Nisticò&#8221;: no a fantomatiche fasi di transizione, senza la fine del commissariamento torneremo in piazza, il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito.
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/01/logo-rdt.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4734" title="logo rdt" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/01/logo-rdt.jpg" alt="" width="288" height="303" /></a>Comunicato stampa</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rdt &#8220;Franco Nisticò&#8221;</strong>: no a fantomatiche fasi di transizione, senza la <strong>fine del commissariamento</strong> torneremo in piazza, il tempo della cuccagna maleodorante in <strong>Calabria </strong>è finito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>popolo calabrese</strong> non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della <strong>RdT</strong>, culminato con la grande manifestazione del <strong>12 Novembre</strong> a <strong>Crotone </strong>e proseguito col blocco della <strong>SS 106</strong> a <strong> </strong><strong>Cariati l&#8217;11 Dicembre</strong>. La parola d&#8217;ordine di queste <strong>manifestazioni </strong>è cristallina: <strong>fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti</strong>. Quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l&#8217;esistenza, è diventato noto a tutti i calabresi ed ha suscitato il grido che dalle strade di <strong>Crotone </strong>è giunto stridente fino a <strong>Palazzo Campanella</strong> ed ai palazzi romani: “&#8217;<strong>mo basta</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le voci che si susseguono in questi giorni e la mancata consueta proroga del <strong>commissariamento calabrese</strong> nel <strong>decreto “mille proroghe”</strong> sembrano dar ragione a quei <strong>calabresi</strong>, ma consapevoli degli interessi, anche <strong>&#8216;ndranghetisti</strong>, che ruotano intorno alla <strong>monnezza</strong>, non abbiamo intenzione di mollare la presa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni i <strong>calabresi </strong>dovranno avere conferma della cancellazione della ridicola istituzione che da 15 anni ha devastato il territorio agendo in deroga alle norme che tutelano la nostra salute, spendendo <strong>1,4 miliardi</strong> di soldi nostri e permettendo ad un manipolo di speculatori privati di tenere in pugno il ciclo dei rifiuti regionale. Qualora questo non accadesse, la <strong>Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</strong> tornerà a manifestare per le strade ed a bloccare le discariche, simbolo del fallimento della classe politica calabrese e punti nevralgici del fragile ciclo dei rifiuti, ad un anno dal blocco della <strong>discarica di Pianopoli (CZ)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo intenzione di accettare commissariamenti camuffati da fantomatiche fasi di transizione, come già accadde in passato: l&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimettano senza riserve.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo della cuccagna maleodorante che da decenni regna in <strong>Calabria </strong>è finito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Calabria</strong>, 9 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rete Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><em>Se ti è piaciuto, forse ti potrebbe interessare:</em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.arcipagania.org/notizie-dal-territorio/rifiuti-verso-la-fine-del-commissariamento/">Rifiuti: verso la fine del commissariamento?</a><em><br /></em></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.arcipagania.org/notizie-dal-circolo/sciopero/">La RDT aderisce allo sciopero della CGIL</a></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="RDT-Franco Nisticò: 17 Marzo a Lamezia Terme" href="http://www.arcipagania.org/comunicati-stampa/rdt-franco-nistico-17-marzo-a-lamezia-terme/">RDT: 17 marzo a Lamezia Terme</a></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="Comunicato Stampa della RDT “Franco Nisticò” sulla situazione a Pianopoli" href="http://www.arcipagania.org/comunicati-stampa/comunicato-stampa-della-rdt-franco-nistico-sulla-situazione-a-pianopoli/">RDT: situazione a Pianopoli</a></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rifiuti: verso la fine del commis-sariamento?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 15:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mrcfck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Dopo 14 anni e quasi 1,5 miliardi spesi si tenta di portare il  sistema alla normalità.
Una circolare della Protezione Civile pone fine  ai poteri straordinari.
Clicca qui e leggi l&#8217;articolo de Il Quotidiano della Calabria del 6 gennaio 2011.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/01/mo-basta-crotone-manifestazione-ok.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-4705" title="mo-basta-crotone-manifestazione ok" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2012/01/mo-basta-crotone-manifestazione-ok-1024x530.jpg" alt="" width="377" height="196" /></a> Dopo 14 anni e quasi 1,5 miliardi spesi si tenta di portare il  sistema alla normalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una circolare della Protezione Civile pone fine  ai poteri straordinari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.difendiamolacalabria.org/wp-content/uploads/2012/01/20120106commissario.pdf" target="_blank">Clicca qui e leggi l&#8217;articolo</a> de Il Quotidiano della Calabria del 6 gennaio 2011.</p>
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		<title>Assemblea dei Soci 2/1/12 e 29/12/11</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 23:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mrcfck</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentili soci, cari amici,
è convocata l&#8217;Assemblea dei Soci del Circolo Arci Paganìa lunedì 2 gennaio 2012 alle ore 17,00,  presso i locali della sede di Roccabernarda sita in Via Diodato  Borrelli n°109 (ex &#8220;casa di Donna Tosca&#8221;, nel centro storico), per  discutere il programma del 2012 e di eventi ultimi accorsi.
Sono  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.arcipagania.org/notizie-dal-circolo/assemblea-dei-soci-giovedi-29/"><img class="alignright size-full wp-image-4664" title="11457_1249645327447_1418894586_717097_549586_n" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/12/11457_1249645327447_1418894586_717097_549586_n1.jpg" alt="" width="328" height="249" /></a>Gentili soci, cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">è convocata l&#8217;Assemblea dei Soci del Circolo Arci Paganìa <strong>lunedì 2 gennaio 2012</strong> alle <strong>ore 17,00</strong>,  presso i locali della sede di Roccabernarda sita in Via Diodato  Borrelli n°109 (ex &#8220;casa di Donna Tosca&#8221;, nel centro storico), per  discutere il programma del 2012 e di eventi ultimi accorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono  invitati tutti<strong> i vecchi e i nuovi soci</strong> e coloro i quali intendono  sottoscrivere per la prima volta la tessera (questi ultimi non hanno  diritto al voto ai sensi del vigente Statuto). Si raccomanda la massima  partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fraterni saluti</p>
<p style="text-align: justify;"><em>il Consiglio Direttivo</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">Gentili soci, cari amici,</p>
<p style="text-align: justify;">è convocata l&#8217;Assemblea dei Soci del Circolo Arci Paganìa <strong>giovedì 29 dicembre 2011</strong> alle <strong>ore 17,00</strong>, presso i locali della sede di Roccabernarda sita in Via Diodato Borrelli n°109 (ex &#8220;casa di Donna Tosca&#8221;, nel centro storico), per discutere e deliberare sul seguente Ordine del Giorno:</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">1) approvazione verbale Assemblea dei Soci precedente;<br />
2) sede di Roccabernarda: danni per maltempo,  prospettive;<br />
3) istituzione biblioteca civica/casa delle culture;<br />
4) resoconto manifestazione RDT del 12 novembre per la fine del commissariamento ai rifiuti;<br />
5) resoconto situazione progetto di discarica di Petilia;<br />
6) scadenza mandato cariche associative e convocazione nuovo Congresso;<br />
7) varie ed eventuali.<span id="more-4660"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Sono invitati tutti i vecchi e i nuovi soci e coloro i quali intendono sottoscrivere per la prima volta la tessera (questi ultimi non hanno diritto al voto ai sensi del vigente Statuto).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occasione è gradita per annunciare che <strong>lunedì 2 gennaio 2012</strong> verrà riconvocata l&#8217;Assemblea dei Soci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fraterni saluti</p>
<p style="text-align: right;"><em>il Consiglio Direttivo</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia ripudia il fascismo?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tirullalleru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianluca Casseri è il cinquantenne che a Firenze ha aperto il fuoco in Piazza Dalmazia ed ha ucciso due venditori ambulanti senegalesi e ne ha ferito un altro. Alla fine si è puntato la pistola contro e si è ucciso anche lui. Pare fosse un militante di estrema destra.
Sono tanti gli interrogativi che mi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/12/razzismo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4656" title="antirazzismo" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/12/razzismo1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Gianluca Casseri è il cinquantenne che a Firenze ha aperto il fuoco in Piazza Dalmazia ed ha ucciso due venditori ambulanti senegalesi e ne ha ferito un altro. Alla fine si è puntato la pistola contro e si è ucciso anche lui. Pare fosse un militante di estrema destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tanti gli interrogativi che mi sono posta e mi pongo in questi giorni. Soprattutto, possibile che il razzismo sia dilagante a tal punto? E se sì, non c’è forse qualcuno che ne ha la colpa più di altri? Leggo che molti definiscono Casseri come un uomo che comunque era folle, anzi, è quello che dichiarano molti militanti di Casapound per allontanarsi dalla strage avvenuta. Il che mi fa pensare che se quest’uomo fosse stato davvero malato di mente, non è forse possibile che qualcuno nel gruppo estremista che frequentava abbia potuto strumentalizzarlo? Mi viene da riflettere che probabilmente Casapound è stata la miccia che l’ha toccato più da vicino, una miccia che avrebbe potuto provenire da qualsiasi altro gruppo: quante persone hanno ucciso pensando di essere degli angeli salvatori in nome di una divinità, dopotutto?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma abbandoniamo per un attimo l’ipotesi del malato di mente (certo sano non potrebbe mai essere uno che spara verso una folla inconsapevole) non è forse vero che il nostro Paese (per concentrarsi giusto sul nostro) non solo tollera atteggiamenti e posizioni razziste, xenofobe e maschiliste ma addirittura le alimenta? Io sono certa, assolutamente certa, che molti &#8211; seduti nelle proprie case davanti al tg &#8211; avranno pensato “ben gli sta a questi extracomunitari del cavolo”, molti di più di quelli che possiamo immaginare! Mi viene in mente l’incontro che qualche anno fa ho avuto, in metro, con un signore dell’Aquila al quale tentavo di esprimere la mia solidarietà per i fatti del terremoto devastante e dal quale mi sento rispondere “questi extracomunitari ci rubano il lavoro, sono loro il vero problema dell’Italia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà allora che qualcuno in effetti ci marcia un po&#8217; su questo razzismo imperante? Al di là di quali siano state le vere motivazioni psicologiche di Casseri, al di là del fatto se Casapound lo abbia o meno armato psicologicamente, al di là del fatto che i gruppi antifascisti tra Roma e Firenze abbiano assaltato le sedi centrali di Casapound come risposta alla tragedia, è giusto che dei gruppi palesamente e dichiaratamente fascisti e tutto ciò che ne deriva (razzismo, ecc.) siano così ben tollerati in Italia? A Roma i ragazzi di Casapound distribuiscono volantini contro la presenza degli extracomunitari; sui socialnetwork inneggiano alla gloria di Mussolini, alle pulizie etniche naziste, all’odio verso le persone di colore, alla essenzialità di una dittatura. Quindi tutto sommato non sono comportamenti da prendere sottogamba. Perchè di Casseri in giro ce ne potrebbero essere molti, le statistiche parlano chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intolleranza non aiuta. Mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Michela Ierardi</strong></p>
</div>
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		<title>Non ci resta che crescere&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 00:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>acaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[... sapendo che esiste un 1% che controlla il mondo? Sotto sotto, chi controlla metà finanza mondiale gode della crisi? Noi siamo il 99%, loro l'1% e dunque ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignright" style="width: 249px"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/31176/L%271+per+cento+che+controlla+il+mondo" target="_blank"><img class="     " style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/10/1318-corporations.jpg" alt="" width="239" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">1318 multinazionali: ognuna ne controlla altre 20...</p></div>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="NewScientist - clicca x l'articolo" href="http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed--the-capitalist-network-that-runs-the-world.html?full=true&amp;print=true" target="_blank">&#8230; sapendo tuttavia che esiste l&#8217;un per cento che controlla il mondo</a></span></strong>;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="vaticano banca mondiale" href="http://it.peacereporter.net/articolo/31189/Il+Vaticano+chiede+una+Banca+centrale+planetaria" target="_blank">&#8230; sapendo che il Vaticano sta chiedendo una Banca Centrale Mondiale</a></strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>[<strong>Perché in Italia, da oltre un decennio, si fa un gran parlare di riforme finendo per fare poco o nulla? </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Perchè i potenziali vincitori non hanno voce presso partiti e parti sociali, mentre i potenziali sconfitti sanno bene come far pesare la loro influenza][...]</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma andiamo con ordine&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br /> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/31176/L%271+per+cento+che+controlla+il+mondo" target="_blank">Peacereporter, con un articolo di Enrico Piovesana, racconta di quella percentuale, l’1 per cento che controlla il mondo</a></span></strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La prestigiosa <strong>rivista New Scientist</strong> ha rivelato nei giorni scorsi i risultati di un <span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="clicca per la ricerca svizzera " href="http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed--the-capitalist-network-that-runs-the-world.html?full=true&amp;print=true" target="_blank">complessa ricerca condotta da un team di economisti dell’Istituto Svizzero di Tecnologia, che rivela come una rete di poche decine di multinazionali</a></strong></span>, soprattutto <strong>banche</strong>, controlli di fatto l’<strong>economia mondiale</strong>.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una rete di poche decine di multinazionali, soprattutto banche, controlla di fatto l&#8217;economia mondiale.</strong> Lo slogan del movimento di protesta globale contro il sistema capitalista &#8220;<strong>Siamo il 99 per cento contro lo strapotere dell&#8217;1 per cento</strong>” <strong>da oggi ha quindi una b</strong><strong>ase scientifica</strong>. <span style="text-decoration: underline;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed--the-capitalist-network-that-runs-the-world.html?full=true&amp;print=true" target="_blank">Gli  studiosi di sistemi guidati dal professor James Glattfelder hanno  analizzato le relazioni che intercorrono tra circa 43mila  multinazionali, scoprendo che al centro della mappa della struttura del  potere economico mondiale vi sono 1.318 multinazion</a></strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed--the-capitalist-network-that-runs-the-world.html?full=true&amp;print=true" target="_blank">ali che detengono  l’80 per cento della ricchezza economica globale. Tra queste, secondo la ricerca, ce ne sono 147 che contr</a></strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.newscientist.com/article/mg21228354.500-revealed--the-capitalist-network-that-runs-the-world.html?full=true&amp;print=true" target="_blank">ollano il 40 per cento del sistema</a></strong></span>. Le più potenti di queste super-entità <strong>sono quasi tutte banche &#8211; Barclays, JP Morgan Chase</strong><a href="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/10/fanculo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4582" title="fanculo" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/10/fanculo-150x150.jpg" alt="" width="167" height="178" /></a><strong>, Ubs, Merryl Lynch, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America, Unicredit, Bnp Paribas &#8211; più alcune </strong><strong>grandi società finanziarie americane e compagnie assicurative</strong>. &#8220;<strong>La realtà è molto complessa &#8211; ha dichiarato Glattfelder &#8211; e dobbiamo rifuggire dai dogmi, siano essi teorie della cospirazion</strong><strong>e o del libero mercato: la nostra analisi si basa sui fatti</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>L’articolo di <strong>Piovesana </strong>fa parte di un <strong>dossier </strong>più ampio, <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.egeaonline.it/editore/catalogo/gioco-delle-riforme-il.aspx" target="_blank">NON CI RESTA CHE CRESCERE</a></strong></span>, che parte dall’<strong>omonimo libro</strong> (la casa editrice è Egea e il sottotitolo si riferisce alle “riforme: chi perde, chi vince, come farle”) curato da<strong> Tommaso Nannicini</strong>, <strong>docente della Università &#8216;Bocconi&#8217; </strong>di Milano. Il quale parte da una domanda e da una risposta:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a title="Il passato ritorna" href="../controinformarci/una-crisi-economica-finanziaria-surreale-che-diventa-reale/"><strong>Perché   in Italia, da oltre un decennio, si fa un gran parlare di riforme   finendo per fare poco o nulla? La risposta è apparentemente semplice: i   potenziali vincitori non hanno voce presso partiti e parti sociali,   mentre i potenziali sconfitti sanno bene come far pesare la loro   influenza</strong></a></span>. <em>Eppure, mai come in questa fase storica, i costi delle mancate riforme si fanno avvertire. <strong>L’Italia è un paese a rischio di «dolce declino»</strong>,  che ha smesso di crescere per la sua incapacità di adattare un modello  di sviluppo e d’intervento pubblico nell’economia. Dal welfare al fisco,  dalle liberalizzazioni alla scuola, alcuni esperti prendono di petto,  con rigore e passione civile, quattro domande. <strong>Che cosa si può  fare subito (e a costo zero) per rimettere in moto l’economia italiana?  Che cosa nell’arco di due legislature? Quali interessi si oppongono alle  riforme e come arginarli (o compensarli)? Quali interessi avrebbero  tutto da guadagnare e come mobilitarli?</strong> I tempi sono maturi  perché ci si ponga l’obiettivo di passare dalle parole ai fatti,  scommettendo sul consenso di quanti pagano i costi del mancato  dinamismo, a partire da interessi diffusi, giovani, donne e   neoborghesia del capitale umano.</em></p>
<p>Dal sito della casa editrice si possono scaricare in pdf <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.egeaonline.it/PDF/c529d1fe-0798-4d3b-bd2f-e898e6080127.aspx">l’introduzione (593KB)</a></strong></span>, <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.egeaonline.it/PDF/6c1b21b4-1c83-4d3d-bc64-736596d7727b.aspx">l’indice (51KB)</a></strong></span> e <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.egeaonline.it/PDF/1180a8a9-1dda-44ce-afc9-3267b7776c86.aspx">i profili dei singoli autori (112KB)</a></strong></span>.</p>
<p><em>[fonti: newscientist.com ; peacereporter.net ; antonella.beccaria.org]</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/10/testata_ecofin.jpg" alt="" width="182" height="90" /><img class="aligncenter" style="vertical-align: middle;" src="http://www.arcipagania.org/wp-content/uploads/2011/10/Tremonti-ecofin.jpg" alt="" width="159" height="133" /></p>
<p style="text-align: left;"><a title="Signoraggio e riserva frazionaria" href="http://www.youtube.com/watch?v=vl69Y8HUv-g" target="_blank"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sono sicuro che perderai questa scommessa (video)</span></strong></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a title="Sito sulla protesta in Medio Oriente" href="http://www.guardian.co.uk/world/interactive/2011/mar/22/middle-east-protest-interactive-timeline" target="_blank">La Primavera Araba in 3D (interattivo)</a></span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2JFlBHVC49c">Essere senza tempo: il capitalismo ci vuole frettolosi</a><br /></span></strong></p>
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